Molte volte si sente l’espressione “Che te ne frega del futuro, pensa a goderti la vita e vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, almeno non avrai rimpianti”. E sono anche molte le volte che ho riflettuto su questo argomento. Già, infatti sono un grande amante della riflessione e di converso non sono uno che “Và al massimo” per citare un pezzo del grande Vasco.
Le risposte che mi sono dato sono le più diverse, ma tenendo conto della mia proverbiale memoria, ricordo solo la mia posizione attuale.
Ci stavo pensando proprio oggi sull’autobus, mentre mi era sopraggiunta l’immagine di un mio vecchio compagno di classe che fu tra i primi a citarmi la famosa espressione.
Vedo in chi sostiene di vivere secondo questa filosofia che si da anche un certo vanto, sbattendola in faccia ad ogni “pirla” che la contraddica.
Prima di iniziare a parlare delle mie impressioni a riguardo, voglio precisare che seguendo il mio pensiero odierno, non voglio generalizzare niente e quindi parlerò esclusivamente di me.
Tra le mie attuali convinzioni c’è il fatto che non credo a chi ripete sempre gli stessi concetti e si vanta continuamente di qualcosa, facendolo forse anche per autoconvincersi. Io stesso ritengo di non essere stato immune a questa patologia e mi auguro che in futuro non ne sarò più preda.
Però forse sto divagando un po’ troppo e per questo provo ad arrivare subito al nocciolo della questione.
Infatti, a parer mio, il fulcro dell’attacco a questa filosofia sta nel fatto che l’inconscio dà molta valenza ai sogni futuri che spesso sono in grado di dare un senso anche alle giornate più piatte. Il fatto di concentrarsi esclusivamente sul presente potrebbe quindi rappresentare un arma a triplo taglio. Per primo ho deciso di mettere un aspetto positivo che potrebbe consistere nel non avere rimpianti, non facendosi sfuggire situazioni vantaggiose (almeno all’apparenza). Il secondo è negativo e sta nel non curarsi delle aspettative venture, tralasciando aspetti per i quali in futuro si potrebbe avere rimpianti (perché non ho preso il diploma o la laurea; perché ho preferito una avventura ad una storia importante; perché ho trascurato quell’amicizia pur ritenendola importante;….). Il terzo lo voglio mettere ambiguo, infatti ognuno sarà libero di giudicare se è positivo o meno seguire l’istinto sempre e comunque.
È proprio qui che sta il nocciolo.
Ma probabilmente quest’ultimo è come una matrioska e contiene un nocciolo ancora pù piccolo, ma determinante ai fini del ragionamento. Questo noccioletto è composto da vari quesiti con i quali vorrei concludere: Esistono veramente persone che seguono fino in fondo la teoria dell’espressione? Esistono veramente persone che seguono la teoria opposta? E se le prime esistessero, non lo farebbero solo perché hanno paura del confronto con loro stessi e con alcune problematiche di fronte alle quali vogliono chiudere gli occhi? E se le seconde esistessero, non lo farebbero solo perché non hanno le palle di seguire quello che sentono davvero dentro di sè?
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