Viva la Democrazia?

E’ all’incirca un decennio che in tv hanno sempre più preso piede i reality-show.
Con Il Grande Fratello c’è stata un po’ l’esplosione mediatica di questo tipo di trasmissioni, cosa che ha causato forti polemiche soprattutto da chi sosteneva che tali programmi abbassavano il livello culturale della tv italiana. Che questo avvenga mi sembra piuttosto evidente, ma è anche evidente che i reality-show non sono gli unici esempi di programmi a basso livello culturale(Il Bagaglino, Studio Aperto, tutti i programmi di prima serata condotti da Carlo Conti, ….).
Ci tengo a premettere che a parer mio ogni tipo di programma ha vari livelli di lettura, cosicchè non si può etichettare come persona di alta cultura chi guarda trasmissioni impegnate e neanche designare come un imbecille chi guarda i reality. Però allo stesso tempo considero preoccupante la condizione di chi fa solo una o l’altra cosa. Trovo irrealistico pensare che esistano individui che guardano solo cose molto serie e mi preoccupa la loro situazione in quanto considero la tv come un qualcosa che deve essere anche in grado di svagarti dai problemi quotidiani. Per questo ritengo che questi programmi abbiano un’utilità, ciò non toglie che ce ne siano un po’ troppi.
Sarebbe facile dire che esistono programmi che svolgono un compito di svago senza cadere nel trash. Sono convinto anch’io di questa tesi, peccato che si contano sulle punta delle dita, soprattutto perché la gente non li guarda e ciò causa audience bassa che porta ad una precoce chiusura di tali trasmissioni.
Non è un buon segno vedere:
- “SuperQuark” su Raitre
- “Parla Con Me” che è stato costretto a tornare in seconda serata
- “Il Senso della Vita” che si fa dopo mezzanotte
- un programma comico di buon livello come “Tintoria” che si fa alle 23.30 su Raitre
Il punto è che la gente appassionata a tali programmi è sempre meno e quindi trovo giusto che in un Paese democratico come l’Italia scelgano i più e conti maggiormente la quantità della qualità. La Democrazia è sempre stato un vanto nazional-popolare, quindi anche la tv non può esimersi dall’assecondare le sue leggi.
Molti sostengono che sarebbe bello vedere un’opera lirica in prima serata su Raiuno, altri che non sia giusto dare tale importanza alle partite di calcio, altri ancora che si dovrebbero chiudere tutti i reality. Secondo me tutte e tre le posizioni possono avere un valido fondamento in teoria, peccato che vige la Democrazia e quindi in pratica si tratta di 3 posizioni utopiche.
In fondo però, credo che ogni popolo civile abbia ciò che si merita, poiché grazie all’avvento della Democrazia sono i più a decidere sia nel palinsesto televisivo che in qualsiasi altro ambito. Lamentarsi sarebbe un po’ come dire che i più non hanno sempre ragione, ma sono convinto che in un Paese civile e democratico come il nostro nessuno avrà questo folle pensiero. Ciò significherebbe minare alla base una cosa che è ritenuta tra le più grandi conquiste della storia dell’umanità! Bisogna sempre ricordare che tutti siamo uguali e con gli stessi diritti e doveri; pensate lo dice perfino la nostra religione.
Quindi casomai qualcuno la pensi in modo diverso, dovrà immediatamente cambiare idea di fronte al fatto che la mente umana può cadere in fallo, ma i Sacramenti o la Costituzione di certo no!
Viva la Democrazia(?)

I Sogni

Concordo pienamente con la celebre frase “I sogni aiutano a vivere bene”. Se però la frase fosse stata “La realizzazione dei sogni aiuta a vivere bene” allora avrei espresso tutta la mia diffidenza a riguardo.
In effetti la parte inconscia di ognuno di noi è portata ad amplificare nel bene e nel male le aspettative riguardanti gli eventi più immediati. Proprio a riguardo va ricordata la bellissima poesia di Loepardi “Il sabato del villaggio”, dove i paesani sono tutti allegri perché si spalanca di fronte a loro una giornata di riposo. Di contro non sarebbero così felici anche la giornata di riposo stessa, in quanto vedono all’orizzonte l’inizio della nuova settimana di lavoro.
Ciò spesso è fonte di una questione che interessa molte persone che sostengono di non riuscirsi a godere l’emozione del momento, perché sono portate già a pensare alle cose future. Credo che almeno in parte questo ragionamento non risparmi nessun esemplare del genere umano. Tutto sommato non l’ho mai trovata una cosa del tutto negativa, perché non bisogna tralasciare che nei momenti difficili essere portati a guardare al futuro può rappresentare una lodevole ancora di salvataggio.
Questo ampio preambolo mi è servito per sostenere la mia tesi iniziale, secondo la quale non è fondamentale raggiungere o meno il sogno, ma è ben più importante l’averci creduto e aver dato tutto perché questo si realizzasse. Credo anche nell’esistenza di varie tipologie di sogni e nel mio ragionamento mi riferivo a quelli aventi realistiche possibilità di successo e nei quali si crede veramente.
Tra i sogni più difficoltosi ed importanti che una persona può cullare ce ne sono molti per i quali si lotta ardentemente, ma ai quali non si è rivolta la dovuta attenzione, non valutandone attentamente tutti gli aspetti. Per cercare di esplicitare questo concetto ricorro ad un esempio:

Prendiamo un impiegato qualificato di una azienda importante. Ammettiamo che abbia una vita piuttosto felice, le cui punte di diamante sono costituite da una bella famiglia, un buon lavoro e molti hobby appassionanti. La sua vita va apparentemente bene, ma la sua smania di successo fa sì che il suo sogno più grande sia quello di diventare la persona più importante dell’azienda. Egli è estremamente stimolato da questo obiettivo e dà tutto per arrivarci. La sua continua scalata nei piani alti dell’azienda gli da sempre più soddisfazioni. Ammettiamo però che ad un certo punto egli arrivi al vertice. Ne sarà sicuramente entusiasta al momento. Ma raggiunto il suo obiettivo la sua vita sarà più felice o meno di quella precedente? Il fatto che avrà delle responsabilità e degli impegni enormi gli faranno continuare ad avere un ottimo rapporto con la sua famiglia? Potrà continuare a godersi liberamente i suoi hobby?

Questo esempio è facilmente opinabile e faccio ammenda del fatto di aver preso in esame una situazione estremizzata.
Il succo di tutta la riflessione però, sta nel cercare di far emergere il fatto che a volte migliorare una condizione, può portare al peggioramento di molte altre, cosa che non viene quasi mai valutata come dovrebbe.
Per questo il consiglio finale sta nel non distaccarsi mai da quella parte dei sogni inarrivabili, che hanno un compito di alleviazione della vita. Invece, per ciò che concerne i sogni più realistici, prima di dedicarcisi con convinzione bisognerebbe cercare di valutare attentamente le conseguenze più verosimili.

L’ Espressione

Molte volte si sente l’espressione “Che te ne frega del futuro, pensa a goderti la vita e vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, almeno non avrai rimpianti”. E sono anche molte le volte che ho riflettuto su questo argomento. Già, infatti sono un grande amante della riflessione e di converso non sono uno che “ al massimo” per citare un pezzo del grande Vasco.
Le risposte che mi sono dato sono le più diverse, ma tenendo conto della mia proverbiale memoria, ricordo solo la mia posizione attuale.
Ci stavo pensando proprio oggi sull’autobus, mentre mi era sopraggiunta l’immagine di un mio vecchio compagno di classe che fu tra i primi a citarmi la famosa espressione.
Vedo in chi sostiene di vivere secondo questa filosofia che si da anche un certo vanto, sbattendola in faccia ad ogni “pirla” che la contraddica.
Prima di iniziare a parlare delle mie impressioni a riguardo, voglio precisare che seguendo il mio pensiero odierno, non voglio generalizzare niente e quindi parlerò esclusivamente di me.
Tra le mie attuali convinzioni c’è il fatto che non credo a chi ripete sempre gli stessi concetti e si vanta continuamente di qualcosa, facendolo forse anche per autoconvincersi. Io stesso ritengo di non essere stato immune a questa patologia e mi auguro che in futuro non ne sarò più preda.
Però forse sto divagando un po’ troppo e per questo provo ad arrivare subito al nocciolo della questione.
Infatti, a parer mio, il fulcro dell’attacco a questa filosofia sta nel fatto che l’inconscio dà molta valenza ai sogni futuri che spesso sono in grado di dare un senso anche alle giornate più piatte. Il fatto di concentrarsi esclusivamente sul presente potrebbe quindi rappresentare un arma a triplo taglio. Per primo ho deciso di mettere un aspetto positivo che potrebbe consistere nel non avere rimpianti, non facendosi sfuggire situazioni vantaggiose (almeno all’apparenza). Il secondo è negativo e sta nel non curarsi delle aspettative venture, tralasciando aspetti per i quali in futuro si potrebbe avere rimpianti (perché non ho preso il diploma o la laurea; perché ho preferito una avventura ad una storia importante; perché ho trascurato quell’amicizia pur ritenendola importante;….). Il terzo lo voglio mettere ambiguo, infatti ognuno sarà libero di giudicare se è positivo o meno seguire l’istinto sempre e comunque.
È proprio qui che sta il nocciolo.
Ma probabilmente quest’ultimo è come una matrioska e contiene un nocciolo ancora pù piccolo, ma determinante ai fini del ragionamento. Questo noccioletto è composto da vari quesiti con i quali vorrei concludere: Esistono veramente persone che seguono fino in fondo la teoria dell’espressione? Esistono veramente persone che seguono la teoria opposta? E se le prime esistessero, non lo farebbero solo perché hanno paura del confronto con loro stessi e con alcune problematiche di fronte alle quali vogliono chiudere gli occhi? E se le seconde esistessero, non lo farebbero solo perché non hanno le palle di seguire quello che sentono davvero dentro di sè?

Il Giudicare

Mi sono sempre posto il dubbio sull’effettiva legittimità che ognuno di noi ha nel giudicare un'altra persona.
Ai fini pratici però, questo dubbio non mi ha mai condizionato e sono sempre stato tra i primi a dire la sua su qualsiasi questione.
Negli ultimi mesi qualcosa in me è cambiato e con il passare del tempo sono sempre più restio nell’esprimere giudizi riguardo determinati atteggiamenti delle persone con le quali ho modo di interagire (in modo diretto e non).
Non è che io non abbia più delle opinioni riguardo ciò che mi succede intorno, bensì è che queste opinioni sono minate alle fondamenta da una dubbio non più trascurabile.
Infatti potrebbe essere semplice giudicare l’operato di un allenatore che ha messo un giocatore piuttosto che un altro, o quello di un uomo che ha tradito sua moglie, o quello di una persona che non ha rispettato una promessa,….
È molto facile dire “Ha sbagliato! Se avrebbe fatto così, sarebbe andata colà!”
Prendendo ad esempio l’allenatore che schiera una formazione piuttosto che un’altra, bisogna tener presente che il mister è a conoscenza di elementi interni alla squadra sconosciuti ai più, che ha un proprio sistema di ragionare e che ha degli impulsi interiori (spesso inconsci) che ne condizionano le scelte.
Questi 3 elementi sono sempre presenti in qualsiasi altra situazione fonte di giudizio altrui.
È proprio per questo motivo, che nel momento in cui si giudicano le azioni di una persona, non si possono avere degli elementi che hanno condizionato le azioni stesse in modo determinante.

Sento sempre più frequentemente persone che giudicano in modo univoco tutti coloro che fanno una determinata cosa.
Ad esempio chi guarda determinate trasmissioni tv, chi va a delle specifiche manifestazioni, chi ha un determinato atteggiamento sociale…., viene sistematicamente crocifisso senza attenuanti.
Succede anche il contrario con chi si mostra generoso davanti a tutti, chi favorisce conoscenti ad entrare nel mondo del lavoro (attività illegale), chi si reca spesso in Chiesa…
Trovo estremamente superficiale questo atteggiamento, proprio per il fatto che ci sono troppi elementi mancanti per chi giudica. Credo anche, che il miglior indice di “intelligenza” al mondo consista proprio nell’ascoltare le opinioni o i giudizi che esprimono le varie persone.

Questa riflessione non ha come obiettivo quello di tappare la bocca alle persone che giudicano, ma solo quello di far ragionare queste persone sul fatto che i loro giudizi si basano su congetture, aventi spesso delle basi molto ristrette. Proprio per questa ragione, non si dovrebbe mai giudicare in maniera troppo netta, senza dar possibilità di replica al diretto interessato.
Mentre ieri ero a letto, mi è soggiunta a riguardo una massima dotata anche di una certa poeticità. Nell’alzarmi per annotarla, ho riflettuto in quale argomento la potevo inserire e ciò mi ha fatto dimenticare la massima stessa. È per questo che vi lascio con il semplice succo di quell’inattesa illuminazione:

“Se si fa una previsione prendendo in esame solo il 30% delle variabili strutturali; si ha la stessa probabilità di indovinare che se si dà un
giudizio su una persona che si conosce da una vita”

Riflessioni sul dualismo Ragione – SES (Sensazioni-Emozioni-Sentimenti)

Qualsiasi individuo in ogni momento della vita ha uno stile di vita ed un sistema di pensieri e opinioni che lo contraddistingue. Spesso questo sistema lo condiziona nei suoi atteggiamenti, nelle sue relazioni interpersonali e nell’assumere decisioni.
Questo poichè nessuno è immune da un meccanismo interno attraverso il quale ci si autoimmedesima in una figura prestabilita. È molto difficile che questa figura, avendo dei connotati piuttosto statici, subisca dei grandi cambiamenti nel breve periodo.
Anche la persona che ha tracciato una figura estremamente verosimile di sé, è comunque soggetta ad un certo grado di non corrispondenza con la realtà. Ciò è dovuto al fatto che spesso ci si fa condizionare da situazioni o eventualità alle quali la nostra ragione dà una propria lettura senza tener conto del SES. Infatti sono moltissimi i casi pratici nei quali non c’è allineamento tra SES e ragione. Questo capita anche perché con l’esperienza di vita quotidiana si ha che pure una giornata apparentemente insignificante porta nel SES dei cambiamenti; solo di rado ciò avviene anche nel sistema della ragione.

Esempio:
Si può prendere ad esempio un ragazzo felicemente fidanzato che però ancora nutre dell’affetto per una sua ex. La razionalità del ragazzo è sicura del fatto che se lei stesse con un altro e ci stesse bene, lui non potrebbe far altro che esserne felice perché vuole il suo bene. Ma siamo sicuri che se la incontrasse dopo qualche mese che si sono lasciati e la vedesse con un altro lui proverebbe una sensazione positiva?

Per questo di frequente si cerca di ignorare una sensazione (positiva o negativa che sia), perché la nostra ragione ha deciso che la si dovrebbe pensare nel modo opposto.
La domanda da porsi è se bisogna seguire la ragione (che noi siamo in grado di controllare) o bisogna abbandonarsi alle indicazioni che ci dà il SES (di carattere completamente inconscio). È qui che entra in gioco la capacità di saper amalgamare accuratamente ragione e SES, ma questa è una sfida che ognuno deve affrontare con se stesso.

Alcune indicazioni comuni a tutti sono:
1 – Concentrarsi nei problemi in cui SES e ragione disaccordano nettamente, ammettendo fin dal principio che in questi casi ci si è autoimposti qualcosa contro la nostra natura di quel preciso momento della vita.
2 – Si può riflettere con calma per trovare un punto di contatto tra ragione e SES, visto che non c’è alcuna fretta di assumere una posizione definitiva su un qualcosa.